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«A te scritta di getto, nessun plagio»

La replica di Jovanotti alle accuse lanciate su un blog di «El Mundo»: «Molte melodie si assomigliano tra loro»

ROMA - «La nascita di questa canzone per me è stata un vero e proprio momento magico per il quale non finisco mai di provare un senso di gratitudine». Lorenzo Cherubini-Jovanotti risponde alle accuse di plagio lanciate su un blog musicale del quotidiano El Mundo, secondo cui «A te» sarebbe stata ispirata a un brano di Alejandro Sanz del 2006, «La primera persona».

IL "GIRO" DI BACH - «Ci sono un sacco di melodie che si assomigliano - spiega il cantautore - e a volte questa cosa è casuale, a volte può non esserlo: in questo caso specifico io la canzone di Alejandro Sanz, tra l'altro bella come un sacco delle sue cose, non l'avevo mai sentita prima di un paio di mesi fa, quando qualcuno mi parlò di questa somiglianza, ma il mio disco era già uscito da un bel pezzo. Devo dire che quando mi hanno fatto questa segnalazione sono andato ad ascoltare la canzone di Sanz e mi è sembrata proprio un'altra storia». Jovanotti spiega che «A te» «è stata scritta di getto, come succede spesso con le canzoni che poi arrivano al cuore della gente, seguendo un'armonia molto semplice presente in tante canzoni: è un giro armonico che dicono abbia inventato Bach».

MOMENTO MAGICO - E ancora: «La musica l'ho fatta con il mio pianista Franco Santarnecchi e la linea melodica nasceva più o meno definitiva già mentre scrivevo le parole. È una canzone che si basa sulla forza delle parole. Mi dispiace che qualcuno possa pensare che l'ispirazione melodica di "A te" non sia genuina perché la nascita di questa canzone per me è stata un vero e proprio momento magico per il quale non finisco mai di provare un senso di gratitudine».

Jim Morrison è ancora vivo?

Il tastierista dei Doors: «Macché morto è fuggito alle Seychelles»
Chi è sepolto nella sezione sei del cimitero Pere-Lachaise di Parigi? La pietra tombale dice James Douglas Morrison, 1943-1971, seguono quattro parole in lingua greca antica, kata ton daimona eaytoy, secondo il suo proprio destino. Jim Morrison qui giace dal mattino del 7 luglio del Settantuno, anno orribile per la musica forte, Jimi Hendrix e Janis Joplin altre vite bruciate troppo in fretta.Era morto, James detto Jim, la notte del 3 di luglio, al civico 7 di Rue Beautrellis. Sua moglie Pamela lo aveva trovato, rigido, dentro l’acqua della vasca da bagno. Un collasso, forse, un’overdose di eroina e affini, chissà. Il medico ne aveva accertato la morte, trascorsero tre giorni, nel silenzio misterioso, nessuna autopsia, nessuna veglia, il corpo venne riposto in una bara di zinco, la sepoltura avvenne in tutta fretta, la tomba è coperta da sempre di fiori semplici e messaggi di amore. Forse per nessuno, forse James, detto Jim, se la sta spassando al sole delle Seychelles. Così afferma mister Ray Manzarek, in un’intervista puntuale (addì sette di luglio, ricorrenza della sepoltura) all’inglese Daily Mail.Manzarek, fu lui, il tastierista, a ispirare, secondo leggenda sulla spiaggia californiana di Venice, la nascita dei Doors di cui Morrison, insieme con il chitarrista Robby Krieger e al batterista John Densmore, diventò la Musa, la Luce, il Genio, il Male. Trentasette anni dopo Manzarek riaccende il microfono: «Nel Settanta Jim mi mostrò la brochure delle Seychelles e mi disse: non sarebbe un luogo perfetto per fuggire, mentre tutti pensano che tu sia morto? Ho ancora in mente la telefonata di Bill Siddons il nostro manager che annunciava la morte di Jim, pensai si trattasse della solita chiacchiera da Rock ‘n roll. Bill partì per Parigi, nessuno vide mai il corpo di Jim».Il mistero resta, il business si è sgonfiato, i reduci, con Manzarek in testa, ci hanno provato ma i Doors, senza Morrison, sono porte chiuse, non hanno luce, non hanno uscite. Finiti, the End. A volte ritornano, i miti di una generazione che incominciò a viaggiare oltre i limiti permessi, che cercò di trovare la liberazione e la libertà attraverso l’illecito, il proibito, mescolando l’alcool e la droga, il sesso e la pace, avvolta nel tulle di un’esistenza falsamente più fresca, figli dei fiori, velenosi, subito appassiti. Il mito di Morrison durò meno di ventotto anni, era selvaggio e bellissimo, James Douglas, la sua musica, le sue interpretazioni aggiungevano vapori sulfurei alle combinazioni chimiche, i Doors per sei anni scalarono in fretta la montagna, Morrison sbagliò una presa, venne arrestato per oscenità e disordini, le serate di New Haven e di Colonia furono clamorose e drammatiche, a Miami, Jim, mostrò i genitali al pubblico: «Darei la vita per non morire» disse tra le mille parole dei suoi concerti.L’Oceano Indiano, la terra d’incanto delle Seychelles potevano essere l’approdo ideale per il naufrago di Melbourne traslocato a Parigi. La sua morte lo tiene in vita, come Elvis Presley si contano i fedeli che giurano sull’eternità del mito, immortale, nascosto in qualche canneto per godere davvero tutto quello che fino all’ultima nota, dell’ultima canzone, dell’ultimo concerto, non avevano potuto, voluto godere. La leggenda non costa nulla, il sogno, stavolta, non è un viaggio allucinante, non c’è traccia di acidi e di polvere bianca, è il desiderio di continuare a giocare con i balocchi della nostra adolescenza, maltrattati, mischiati a cento altri, per poi riscoprirne il valore, il fascino, la memoria. The End , cantava Morrison, ispirato da Blake, Rimbaud, Sofocle, Nietzsche, prima di immergersi nell’acqua della vasca da bagno di rue Beautrellis. La fine, dunque, nonostante i sogni di Ray Manzarek, i desideri dei fans, la voglia di recuperare gli anni smarriti. The End, secondo il suo demone, secondo il suo destino.

Le licenze libere spaventano la SIAE

Da anni se ne parla e ora la Commissione Europea sembra aver perso la pazienza: alla UE non va giù che le società nazionali di raccolta del diritto d'autore, anziché cercare la via della liberalizzazione per far fronte al digitale che avanza, si siano limitate ad una rete di accordi incrociati destinati a proteggere le posizioni monopolistiche di ciascuna. Non va giù al punto che ora la Direzione concorrenza comunitaria sta lavorando sull'ipotesi di irrogare pesanti sanzioni antitrust per le 24 società che come la SIAE in Italia sono coinvolte in questo genere di raccolta.
Un'ipotesi che comprensibilmente non piace alla SIAE, che racconta come molti autori proprio in questi giorni abbiano espresso al presidente della Commissione José Manuel Barroso i propri timori sotto forma di un appello pubblico. Temono che un regime di libera concorrenza tra le società di raccolta in ambito europeo possa ridurre il settore ad un far west e creare una corsa al ribasso del diritto d'autore, con conseguenze a cascata per gli autori.Va da sé che molti dei nomi che si sono mobilitati sarebbero coinvolti direttamente da un'eventuale stretta: proprio come in Italia per la SIAE, i maggiorenti di molte delle organizzazioni uniche di raccolta sono nomi di spicco della musica, quelli che percepiscono le fette più importanti di diritti d'autore. Ai piccoli, ai giovani, agli emergenti, come noto, perlopiù arriva poco o niente. La Commissione, invece, è pronta ad insistere per una liberalizzazione che permetta agli autori di sfruttare i canali che preferiscono, demolendo i monopoli attuali e costruendo così un nuovo mercato, su nuove regole e più aperto.

Svelato segreto qualità suono Stradivari,merito di densità legno

Dipende solo dalla densità del legno?

I violini Stradivari ora non hanno più segreti. Alcuni ricercatori, attraverso un metodo diagnostico utilizzato in medicina, hanno scoperto che il motivo per cui il loro suono è tanto migliore rispetto a quello degli strumenti comuni ha a che fare con la densità del legno di cui sono formati, straordinariamente uniforme. Negli ultimi 300 anni, musicisti e scienziati si sono arrovellati sul mistero dell'ineguagliata qualità del suono dei violini cremonesi, fabbricati dai liutai Antonio Stradivari e Giuseppe Guarneri del Gesù.
Ora, dopo aver analizzato cinque violini antichi e otto violini moderni attraverso una tecnica nota come tomografia computerizzata - normalmente utilizzata per effettuare esami clinici - un dottore olandese e un liutaio dell'Arkansas pensano di aver svelato il mistero.
Usando un software che calcola la densità del tessuto polmonare nelle persone affette da enfisema, i due sono riusciti ad analizzare le proprietà fisiche dei violini senza nessun rischio di danneggiare gli strumenti musicali, che valgono milioni di euro.
Hanno scoperto che la densità media dei violini antichi e di quelli moderni non è molto differente, ma le venature del legno di quelli antichi sono più uniformi.
Siccome le differenze di densità legno incidono sulle vibrazioni e perciò sulla qualità del suono, la scoperta potrebbe spiegare la superiorità del violino cremonese, secondo quanto hanno scritto sul giornale online PLoS ONE.
Ma come mai il legno d'acero e di abete di cui gli Stradivari sono formati è così particolare?
Parte della spiegazione potrebbe risiedere nel fatto che gli alberi odierni sono leggermente diversi da quelli del passato.
"In parte si potrebbe spiegare con le differenze climatiche, ma una seconda ipotesi lo spiegherebbe con il diverso trattamento del legno. Una terza risposta potrebbe risiedere semplicemente nel fatto che il legno è vecchio di 300 anni", ha spiegato a Reuters il dottor Berend Stoel della Leiden University Medical Center.
"Non c'è modo di capirlo da questi dati. Sappiamo solo che ci sono differenze di densità".
Secondo Still, Stoel e il liutaio americano Terry Borman, lo studio potrebbe aiutare i produttori di violini a cercare di imitare il lavoro dei maestri cremonesi, anche se questo potrebbe svelare un "trucco" e non incentivare i liutai che vogliono raggiungere la perfezione con le loro tecniche.

A Roma prende il via "Summertime"

Torna ad animare la "Casa del Jazz" di Roma la rassegna di concerti all'aperto "Summertime". Ad aprire la manifestazione sara' domani alle 21 il quartetto guidato da Stefano Di Battista, uno dei sassofonisti di punta della scena italiana. Di Battista avra' al fianco una band d'eccezione, formata da Fabrizio Bosso alla tromba, il francese Baptiste Trotignon all'organo Hammond e il virtuoso batterista newyorkese Greg Hutchinson, autori del fortunato album dal titolo "Trouble Shooting" per l'etichetta Blue Note. Per la rassegna "Adesso=jazz", giovedi' 3 luglio si esibiranno le tre band tedesche Kai Bussenius Trio, Matthaus Winnitzki Trio e Boris Netsvetaev Ensemble con ospite Sebastian Gille. Un trio inedito sara' di scena il 7 luglio. Per la prima volta suoneranno insieme tre dei piu' importanti musicisti del jazz italiano come Danilo Rea al pianoforte, Enzo Pietropaoli al contrabbasso e Michele Rabbia alle percussioni. Giovedi' 10 luglio, invece, sara' la volta del ''Giovani Leoni Quartet'', formazione capitanata da Daniele Tittarelli e Max Ionata. Il pianista Steve Kuhn, affiancato dal contrabbassista David Finck e dal batterista Joey Baron, salira' sul palco della Casa del Jazz venerdi' 11 luglio mentre domenica 13 luglio sara' la volta della Gil Evans Orchestra, guidata da Anita e Miles Evans, rispettivamente moglie e figlio del grande musicista, per un concerto omaggio ad uno dei piu' importanti innovatori della musica del Novecento a venti anni dalla morte.

via adnkronos